domenica 3 luglio 2016

Montagna, Passione Mia: Ascensione al Monte Vettore (1 luglio 2016)


Questa è la traccia rilevata dal mio Etrex10 ed applicata tramite Garmin Basecamp ad una mappa tridimensionale della zona del trekking.



Il 1 luglio 2016 è stata la giornata perfetta: soleggiata, poco vento, condizioni stabili per tutto il giorno. Ed allora ho tentato l'impresa.



Rispetto all'ascensione del 11 aprile è stato molto più facile: non avevo freddo, non dovevo lottare contro un vento forte che portava un freddo tagliente.



Gli ostacoli incontrati sono stati di natura fisica ed interiore.



Fisica perchè non avevo fiato e le gambe non mi riuscivano a spingere per i pendii in maniera adeguata.



Interiore perchè quando ho constatato la condizione fisica la vocina mentale continuava a ripetermi "Non ce la fai, torna indietro e riprova un'altra volta."



Immaginate che la vocina, la spossatezza ed il fiato che ti manca siano li a torturarvi per NOVE ORE, di continuo. Ecco cosa ho dovuto affrontare.



L'ascensione non è difficile in sè, tranne un paio di rampe ripide prima del rifugio Zillioli e della cima del Vettore. È stato difficile mantenere concentrazione e determinazione per tutte quelle ore, sia in ascensione che durante la discesa.



A motivarmi la consapevolezza di diverse cose:



L'età e il sapere che più si va avanti più le cose che si fanno ora forse in futuro non si potranno fare più.

L'assoluta necessità di portare a termine quello che si inizia.

Che il raggiungere la cima ha un'alto valore simbolico: la prova concreta che posso sconfiggere i demoni che si nutrono delle mie debolezze.

L'aver allenato la determinazione nel raggiungere lo scopo che mi ero prefisso.


Quando sono ridisceso, dopo aver mangiato in vetta, goduto del panorama e della soddisfazione di esserci arrivato (il tutto in solitaria... non trovo persone disposte ad accompagnarmi. E non ne cerco più. Cerco di bastare a me stesso in questa ed in tante altre cose...) non ero lo stesso che era arrivato in cima.



Mi facevano male le gambe, ero stanchissimo, ma sorridevo. Ero una persona nuova, consapevole e realizzata.



La montagna è una gran maestra di vita.


giovedì 14 aprile 2016

Canale YOUTUBE dedicato alla montagna

È una delle mie passioni, nata piano piano dalla frequentazione di luoghi magnifici, come le cime Abruzzesi o le Dolomiti altoatesine in anni recenti oppure, se si guarda più al passato, attraverso l'esperienza del volo in parapendio.

Ho aperto un canale Youtube dedicato alle mie escursioni in montagna.

Più che altro per lasciare una traccia di quello che ho fatto, usando mezzi amatoriali.
Questa è la mia escursione sul Monte Vettore.
La scarsa forma e conoscenza sulle mie tempistiche mi ha fermato dal raggiungere la vetta, e mi sono fermato al Rifugio Zillioli.
Ci riproveremo.

Avviso: il video, per problemi di ID CONTENT (la colonna sonora...) non è visibile in tutto il mondo (per esempio in Germania no) e non è disponibile su alcuni dispositivi, come gli smartphone.

Buona visione.


 

giovedì 16 aprile 2015

Athena Agency Infocenter: Agenzia di Giornalismo Armiero

E' un trademark che riunisce il sottoscritto ed un socio milanese in una avventura nata dalla passione comune per la scrittura e le armi da fuoco.

Athena Agency Infocenter, é nata cinque anni fa come "marchio" per contraddistinguere le fatiche editoriali in campo oplofilo di Paolo Ortenzi e di Gabriele Tansella, con lo scopo di fare informazione tecnica di alto livello.

Dopo un periodo di stasi, dovuta anche alla crisi del settore editoriale, Athena Agency rinasce con una nuova veste e potenzialitá.

Visitate il sito, completamente rifatto anche con contenuti audiovideo e pagine dinamiche, con notizie sempre aggiornate ed interessanti per tiratori, collezionisti ed appassionati:

Athena Agency Infocenter

martedì 14 ottobre 2014

Intervista a PJ Horten (me medesimo)

E' l'intervista completa rilasciata alla casa editrice dal sottoscritto in occasione dell'uscita del libro "Spaceborne Marines - MINACCIA"

Intervista pubblicata sul blog della Casa Editrice:

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INTERVISTA A PAUL J. HORTEN

THE GENESIS PUBLISHING: Domanda di rito a cui non possiamo evitare di sottoporLa! Ci parli un po’ di Lei, Mr. Horten, com’è nata la Sua passione per la scrittura?


PAUL J. HORTEN: Scrivo da quando mi ricordo. Da giovane avevo tentato, con gli scarsi mezzi di allora, di far nascere un giornalino ciclostilato della scuola. Me la sono sempre cavata con la scrittura creativa e, soprattutto, sono un assiduo e vorace lettore, con gusti che spaziano dalla saggistica, alla storia, alla letteratura straniera, con particolare predilezione per il fantasy, la fantascienza ed i romanzi di ambientazione storico-militare. Ho ammirato ed assimilato gli stili di vari scrittori, prediligendo la prosa asciutta di quelli anglosassoni.

TGP: Come mai ha scelto uno pseudonimo straniero per la Sua attività di scrittore?

PJH: Sono abituato a scrivere indifferentemente, nel mio lavoro di giornalista tecnico, sia in italiano che in inglese. Spaceborne Marines - MINACCIA è stato pensato soprattutto per un pubblico anglosassone e parte dell’intercalare dei personaggi riprende modi di dire in quella lingua. Scegliere uno pseudonimo straniero è stata la logica conseguenza.

TGP: Il genere da Lei approfondito è piuttosto complesso: il tecno-thriller in ambientazione distopica. Cosa l’ha ispirato? Letture o Autori particolari?

PJH: C’è solo l’imbarazzo della scelta. Tom Clancy, Ken Follet per la ritmica e la trattazione di argomenti militari, ma il primo capitolo ha tratto ispirazione da un grande della fantascienza classica, Robert Heinlein, autore di Starship Troopers. Infine, hanno contribuito anche racconti, raccolti oralmente di prima mano nell’esercizio del mio lavoro, di veri Marines che hanno operato in Afghanistan ed Iraq, gente straordinaria di cui spero di aver reso il grande orgoglio, senso dell’onore e combattività sul campo di battaglia.

TGP: Leggendo il Suo romanzo, la mente è stata riportata al famoso progetto del grande regista James Cameron: Avatar. Ha visto il film?
Ha avuto qualche influenza sul Pianeta da Lei creato ex novo?


PJH: Ho visto il film e ritengo che Cameron sia un genio, sia per la storia che, naturalmente, per le tecniche narrative usate - incluso il 3D - che permettono allo spettatore di entrare nella storia e fargliela vivere come se fosse lì. Il mio modesto tentativo, con i soli mezzi offerti dalla scrittura, è il medesimo: far vivere quello che viene raccontato come se il lettore fosse presente alla storia. Nella creazione di Dari, il pianeta natale di uno dei protagonisti, in realtà mi sono ispirato alle montagne ed alla natura alpina delle Dolomiti; poi ho lavorato con la tavolozza dei colori e delle emozioni.

TGP: Le tecnologie riportate nel Suo romanzo sono di Sua completa invenzione? Per esempio l’ESO. Oppure è presente qualche prototipo sperimentale del nostro tempo?


PJH: Molte sono tratte da elaborazioni di cose che si vedono in molte mostre dedicate alla Difesa o di argomento militare, come il Milipol di Parigi a cui ho partecipato come giornalista. Si sa di sperimentazioni di esoscheletri da combattimento da parte dei Sovietici, ovviamente molto diversi da quelli descritti nel romanzo, ed anche attualmente, se ne sono potuti vedere alcuni prototipi, che hanno il semplice scopo di rendere più forte il soldato sul campo di battaglia e fargli portare più equipaggiamento con sé. Un esempio di esoscheletro è nel film Aliens diretto, come Avatar, da James Cameron, il secondo della saga, usato dalla protagonista nel duello finale.

TGP: Una storia d’amore in un romanzo di fantascienza. “Odi et amo”. Ci parli dei pregi e dei difetti dei Suoi personaggi principali.

PJH: Allora parliamo di Daria Yx e di Dexter Dax. Daria è un’aliena umanoide di un pianeta chiamato Dari. Specie diversa, lingua diversa, abitudini e filosofie diverse da quelle Terrestri. Iperattiva e caparbia, il suo punto debole è anche uno dei suoi punti forti: l’irruenza. Ma è anche, per educazione e per genetica, perfettamente conscia del mondo dei sentimenti.
Dexter Dax, invece, l’ufficiale dei Marines, ha una personalità piena di contrasti. Sanguigno, all’inizio leggermente “macho”, riesce a controllare il suo carattere e a dare il meglio di sé in ogni circostanza. I punti di forza del personaggio sono il senso di responsabilità, la capacità di valutare il rischio e di esporsi in prima persona per proteggere i suoi Marines, il che ne fa un leader naturale, ed il sapersi abbandonare alla pulsione della violenza solo quando serve. Quando lo fa, Dax è estremamente letale sia a bordo di un ESO che a piedi, armato di armi leggere. Crede nei principi del Corpo di cui fa orgogliosamente parte. Il punto debole è uno solo: la completa mancanza di consapevolezza dei suoi sentimenti.

TGP: Ci pare di intuire, dunque, che dal punto di vista dei “sentimenti”, i due protagonisti sono totalmente l’uno l’opposto dell’altro!
Sarà forse questo il caso di riportare un enunciato: “Gli opposti si attraggono”?


PJH: Sicuramente Dexter Dax e Daria Yx si completano e bilanciano a vicenda (si vede meglio nel secondo libro, dove sono descritti dei momenti del ménage familiare). Lui argina l’apparente irruenza di lei con la razionalità e la calma, lei risveglia una parte di lui che era rimasta sopita fino a quando non si incontrano.

TGP: Ci sarà un seguito per Spaceborne Marines? Possiamo chiederLe qualche spoiler in merito alle prossime avventure di Dexter Dax?

PJH: Scrivendo i primissimi capitoli di Spaceborne Marines mi sono reso conto immediatamente che la storia era di amplissimo respiro. Gli Urdas, la specie umanoide che minaccia la Federazione, vengono da lontano ed il loro passato è misterioso. Inoltre, volevo evidenziare vari temi di attualità della società contemporanea, amplificati con la tecnica della metafora e del paradosso che il romanzo fantasy e di fantascienza offrono mirabilmente. Ho quindi articolato la saga di Spaceborne Marines in tre libri, di cui MINACCIA è il primo. Posso solo dire una cosa: che, incidentalmente Dax si troverà sbalzato in un settore della galassia lontanissimo dalla Terra e lotterà per tornare. Ma nel frattempo comincerà a trovare delle risposte, non solo sugli Urdas, anche sul passato misterioso dei Dariani.

TGP: Quali sono i Suoi progetti futuri come Autore?


PJH: Ce ne sono diversi, ne cito due, entrambi già iniziati: un libro ambientato ai giorni nostri che narra la storia di una Strega e di un Cacciatore di Streghe. Non è un libro per adolescenti, perché l’underworld che la giovane Strega scopre mano a mano che esplora le sue origini è pericolosamente mortale e molte volte spaventoso oltre ogni limite. Ed il Gesuita che le dà la caccia, scoprirà che molte delle verità che riteneva intoccabili non sono cosi certe come gli hanno insegnato. Il secondo progetto riguarda un romanzo sulla guerra in Afghanistan, ambientato nel 2010, la storia di un Incursore nella sua ultima missione, con implicazioni oscure sulla presidenza degli Stati Uniti e su un misterioso Afghano che vuole vendetta.

TGP: Ovviamente, non possiamo chiederLe ulteriori anticipazioni, anche se la curiosità ha fatto un bel balzo nell’udire delle Sue Opere future! Tuttavia, permetta un’ultima domanda per concludere questo interessante excursus nei meandri della Sua opera: cosa direbbe ai Suoi lettori per invogliarli a cimentarsi nella lettura del romanzo Spaceborne Marines - MINACCIA?

PJH: Mi rendo conto che è un’opera di nicchia, apparentemente. Ma i temi trattati, e cioè scontro di civiltà, integrazione possibile tra civiltà diverse, lo scontro armato, i diritti umani a volte usati per mascherare altri interessi, il potere della stampa sull’opinione pubblica, le logiche della guerra, sono attuali ed offrono numerosi spunti. Il tutto condito da un quadro fantastico, come la navigazione interstellare, e le vicende umane dei personaggi, credo offrano ad un lettore in cerca di evasione e coinvolgimento ottimi motivi per leggere quest’opera.

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venerdì 5 settembre 2014

In dirittura d'arrivo: MINACCIA prossimo alla pubblicazione.


Dall'attività di giornalista tecnico a quella di scrittore.

E' iniziato tutto per gioco, su Facebook, un anno fa.

Ho cominciato a scrivere un incipit di un ipotetico libro di un genere che adoro, la fantascienza, e sullo stile di un autore che adoro: Robert Heinlein.

Gli amici appassionati del genere mi hanno stimolato a continuare (vero Silvia e Jack?) ed allora ho continuato, perchè più scrivevo più la storia mi prendeva.

E sorprendentemente è venuto fuori un libro, grazie anche all'incontro con una casa editrice, la Genesis Publishing, giovane e dinamica che ha deciso di pubblicarlo.

Sarà un eBook per kindle, scaricabile su Kobo e su Amazon, all'inizio in italiano, anche se il pubblico di elezione è quello anglosassone.

Pochi giorni ancora e sarà disponibile.

Scrivere "Spaceborne Marines - MINACCIA" mi ha emozionato al punto di volerne scrivere il seguito e mi sono trovato a pianificare una saga articolata in tre libri, di cui il secondo è in fase finale di stesura della prima bozza.

Spero piaccia ed incontri il favore dei lettori.

Il link al libro eccolo: "Spaceborne Marines - MINACCIA"


UPDATE UPDATE UPDATE

Il libro è in vendita: dal 30 settembre è scaricabile su AMAZON:

Spaceborne Marines su Amazon

e su KOBO:

Spaceborne Marines su KOBO


BUONA LETTURA!





martedì 25 marzo 2014

Chi Vilipendia l'Italia?

Ormai è storia vecchia.

L'ho fatto decine di volte e comincio ad essere stanco.
Perchè fondamentalmente stasera ho capito.

Nei social network (Facebook Twitter e quant'altro) ci si lamenta, apparentemente a ragione, del fatto che gli stranieri approfittano della democrazia e delle bellezze de nostro Paese deturpandolo, sottraendo denari, vivendo a sbafo.

L'Italiano percepisce questo anche sotto forma di ingiusti vantaggi che vengono dati a chi arriva in Italia sia legalmente che illegalmente, ma specialmente a chi arriva illegalmente.

Le categorie a cui vengono attribuiti questi ingiusti vantaggi sono sempre le stesse:

- Zingari (non mi va di scrivere ROM. Fanculo al politicamente corretto).
- Rumeni
- Arabi
- Africani.

Ma tutto si riassume in una parola sola: gli Italiani credono che tutto sia colpa dello Straniero.

Posso concordare sul fatto che Zingari, Rumeni, Arabi ed Africani, specialmente quelli arrivati illegalmente, abbiano molte volte dei vantaggi.

Che non si possa additarli apertamente quando fanno qualcosa di male, per paura di un ipocrita politicamente corretto che classifichi chi denuncia le malefatte di questa gente come "razzismo".

L'Italiano non ha la più pallida idea di cosa sia il razzismo, ma sa benissimo cosa sia il tifo, l'appartenenza mafiosa alle categorie, il corporativismo.

Stasera c'erano dei dementi che davano del maschilista sciovinista perchè aveva osato criticare un Ministro donna.

Ho sentito io la trasmissione: le critiche potevano essere benissimo rivolte ad un Ministro uomo, e non erano maschiliste per niente, perchè erano nel MERITO delle dichiarazioni del Ministro e non incentrate sul fatto che appartenesse ad un sesso piuttosto che ad un'altro.

Ma questo l'Italiano medio non riesce più a distinguerlo. Se l'oggetto della denuncia rientra nelle categorie "buone" allora la critica è SEMPRE cattiva e chi la fa da mettere all'indice.
Ovviamente quando le categorie "buone" le stabilisce lui, a volte senza nemmeno riflettere come siano state costruite queste categorie, e magari le ha ereditate senza discutere dal padre o dal nonno.

Ma torniamo al tema dello Straniero e di come si comporta in Italia.

Sono mesi che ho cessato di indignarmi per la gente che passa senza pagare il biglietto della Metro o dell'autobus.

Chi sono? Ma Zingari, Rumeni, Arabi ed Africani.

Ma anche Italiani: tanti Italiani.
Molti di più sono le categorie di cui sopra. Ma ci sono gli Italiani.
E mi fanno più schifo di Zingari, Rumeni, Arabi ed Africani, perchè per quelli l'Italia non è il loro paese.
Ma un Italiano nato in Italia dovrebbe portare più rispetto al proprio Paese.

Ed il punto è tutto qui.

Io non reagisco più, a meno che ai tornelli non mi si appiccichino dietro approfittando del mio biglietto.
Allora li ributto dietro i tornelli.

Li ributto nonostante che il personale PAGATO per controllare faccia finta di niente: addetti ATAC, Cotral e le guardie giurate.

Mi si dirà che non è compito loro, che hanno le mani legate e tutte le stronzate politicamente corrette e legaliste.

Io dico: SE NON LORO CHI?

Mi si dirà che non c'è personale sufficiente.

BALLE.

Sotto Alemanno furono assunti centinaia di addetti all'ATAC.
Ma non era personale per il servizio in strada. Tuttora l'ATAC è in deficienza di controllori ed autisti.

Sottole gestioni Storace, Polverini ed anche Zingaretti, furono assunte centinaia di persone alla Regione. Ma il Cotral, che dipende dalla Regione, è ancora in deficienza di controllori e conduttori.

Perchè?

Perchè all'Italiano non va di fare servizio in strada, ma il comodo 8 - 17 cinque giorni alla settimana, non sia mai che devi fare i turni no....

Ma c'è di più.

Ed oggi l'ho visto negli occhi di una ragazzina francese.

Non era ne zingara, ne rumena, ne araba ne africana.

Francese: bianca, di un paese che funziona meglio del nostro, che dovrebbe avere un'educazione improntata al rispetto ed alla civiltà come noi e più di noi.

La stronzetta francese, invece, ha agito esattamente come tutti gli altri Stranieri: mi si è appiccicata dietro quando ho passato il tornello ed è passata.
L'ho apostrofata in Inglese, ha visto che ero arrabbiato.
Ha fatto finta di niente ed è passata, ridacchiando e credendo di fare la furba.

Ha solo fatto fare una brutta figura al suo paese, la Francia.
Evidentemente non sono meglio di noi e non li educano meglio di noi.

Ma domandandomi come fosse stato possibile, la risposta mi ha sconcertato.

A Parigi, nella metro francese della capitale, non sarebbe stato possibile.
E se ci avesse provato, avrebbe trovato qualcuno a controllarla, la gente, gli altri Francesi, l'avrebbero guardata rimproverandola e facendola vergognare.

Non si fa, non è educazione, ma che ti hanno insegnato a casa, a scuola?

Questo le avrebbero detto nella sua lingua.

Invece IN ITALIA questo è possibile, e nessuno dice una parola.

O meglio, PERCHE' NESSUNO DICE UNA PAROLA.

Ed allora dobbiamo guardare l'evidenza dei fatti: il problema siamo noi Italiani.

Non facciamo sistema.
Siamo troppo legati alle fazioni: la squadra, la città, la regione, il partito.
Siamo mafiosi nell'anima.
Non ci sentiamo Italiani.
Siamo troppo legati al puro profitto individuale.

Ed allora si spiegano tante brutte cose che accadono, sia ora, ma se si fa memoria, anche nel passato, come la memoria corta, lo scarso rispetto per la nostra Storia, per la Bandiera, per chi all'Estero indossa la nostra divisa (Compresi quelli che la indossano a volte, e che vogliono arrivare solo al 27 del mese...)

L'Italia è una espressione geografica e le cose vanno male perchè non ci sono Italiani.

Se ci fossero gli Italiani, non accadrebbe che una stupida ragazzina Francese possa passare i tornelli.
Perchè proverebbe talmente timore del rispetto che gli Italiani hanno per il proprio Paese che non oserebbe.

Ci sarebbero controlli e controllori, certo.

E non si tollererebbe che nessuno, zingaro, rumeno, arabo, africano o ITALIANO, possa passare senza pagare.

Come non tollererebbe un Sindaco, come Marino, che vuole aumentare le tasse perchè non sa come pagare il gasolio per i Bus (parole sue!), mentre io continuo a vedere gente, a decine, a centinaia, che salta i tornelli e NON PAGA.

La gente non tollererebbe una scala mobile, come quella di Flaminio, rotta da mesi.
La gente non tollererebbe un servizio di trasporti scadente e lento come quello che c'è.

E questo è solo la punta di un iceberg.

Perchè uno poi comincerebbe a farsi domande su come sono stati assegnati gli appalti di queste scale mobili, che si guastano perennemente.
E come sono state progettate le linee.

E da li una pletora di domande che non finiscono mai e che coinvolgono tutto quanto continuiamo ad accettare.

E continuiamo ad accettare, soprattutto, il fatto di non chiederci cosa significa essere Italiani e come mai gli altri non ci rispettano.

Do solo un'indizio:

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.


Lo recita l'inno di Mameli.

Ma a molti fa comodo non ascoltarlo più, ed accettare sciocchezze prefabbricate da altri per il proprio personale interesse.


giovedì 20 febbraio 2014

La Destra che non c'e'



Spero di avere la forza di far seguire altri post a questo, in un momento oscuro nella storia del mio Paese: L'Italia.

In primis voglio chiarire un concetto: prima di definirmi di Destra o di Sinistra io sono per la Democrazia e per la sovranita' al popolo.

L'alternativa a questa visione e' solo una: cedere alla lusinga della tirannia, sia essa l'Uomo del Destino o del Partito.

La Storia, passata e recente, e' piena di esempi, ma e' anche vero che nell'epoca di Internet la Storia, quella vera, chi la conosce piu'?

Detto questo, e solo in subordine al concetto di Democrazia, io sono di Destra.

Perche'?

Perche' credo nella dignita' dell'individuo e non credo al regno delle masse.

Non mi fido delle masse: gli stupri, le pulizie etniche, i roghi delle supposte streghe, i linciaggi, la giustizia sommaria, il populismo sono frutto delle dinamiche di massa.
La massa non pensa: agisce. Ed io non mi fido di chi non pensa.

Non mi fido dello Stato che ficca il naso in ogni aspetto della vita dei Cittadini e ne stabilisce il percorso dalla culla alla tomba. L'immanenza dello Stato e' un concetto tipicamente di Sinistra, anche se la Storia (grande ed inascoltata maestra!) ha dimostrato che anche le Destre hanno ceduto a questo vizio immondo.

Cosa e' la Destra di oggi?

Il nulla, la confusione piu' totale.
Questa mancanza di identita', di filosofia, porta a derive pericolose, risvegliando dal loro sonno cose pericolose come il Nazionalismo o certe nostalgie che, alla prova dei fatti, la Storia (sempre lei!) ha dimostrato portare solo disastri e nessun risultato.

La Destra oggi non esiste. Ci sono gli slogan, che seguono il vento del nulla o del veterofascismo illiberale, come se il Fascismo potesse portare liberta' ed innovazione.

Come se il Fascismo fosse la Destra, quando mette, esattamente come la sua controparte Stalinista e Marxista, lo Stato dappertutto e utilizza le stesse dinamiche e liturgie del Comunismo: partito unico, classe dirigente immobilista, irrigidimento culturale, raduni di massa (le masse! Questa iattura!), l'irregimentamento della societa' civile anche sotto forme paramilitari.

Per non parlare poi del razzismo e dell'antisemitismo.

Come se per esaltare la dignita' del proprio Paese ci fosse bisogno di fare dei distiguo basati sul patrimonio genetico e non sui MERITI delle singole persone, indipendentemente da censo e colore della pelle.

No. La Destra che voglio deve esaltare le capacita' dell'individuo.

Purtroppo fino ad ora questo e' stato inteso come la ricerca spasmodica del Superuomo, quello che ci risolve la vita.

Quando parlo, invece, di "esaltare le capacita' dell'individuo" intendo quelle di ciascuno di noi: il potenziale che e' in noi.

E creare una societa' dove sia possibile realizzare tale potenziale.

Dove lo Stato crei questa societa' e non, come oggi, deprima l'espressione di tale potenziale.

Una societa' dove la realizzazione di questo potenziale vada si a beneficio del singolo che si sforza di realizzarsi, ma anche dove i frutti di questo lavoro abbiano ricadute sull'intero sistema-paese.

Cosa che non e' accaduta ne' con il Fascismo ne con il Nazismo, dove era solo l'oligarchia ad avere i benefici veri e gli altri dovevano lavorare e muti (non che con il Comunismo la canzone sia stata diversa, sia ben chiaro).

Il problema principale, in una Destra italiana, e' quello che il lavoro paziente di Democrazia Cristiana, della Chiesa, in concomitanza alla loro controparte del PCI, e' stata la demolizione del concetto di cosa significhi essere Italiano, cosa significhi amare il proprio Paese.

Ed il perche' e' presto detto: la classe dirigente dagli anni '50 in poi, ha perseguito interessi personali e particolari invece di perseguire l'interesse nazionale e generale.
Se ci fosse stata una diffusa coscienza di cosa fosse l'interesse nazionale gli Italiani avrebbero di sicuro impedito di manovrare (e di sedere ai posti piu' alti delle Istituzioni del Paese) a coloro che avessero perseguito i PROPRI interessi invece che quelli di tutti.

Quindi i primi punti che si possono stabilire sono:

- una Destra sana e' per meno Stato e piu' libera iniziativa individuale.

- ricostruire un'identita' italiana che prescinda dal colore della pelle o dalle proprie origini, ma che sia focalizzata sui vantaggi e le potenzialita' che vivere in Italia puo' offrire.

- Perseguire l'interesse del sistema-paese mettendo in grado a chi ha idee nuove ed energie nuove di contribuire, ovviamente ottenendo vantaggi personali ma che NON devono essere a detrimento dell'interesse di tutti.

La Destra che non c'e' deve ripartire da qui.

In seguito mi ripropongo di analizzare e sviluppare tali concetti.