giovedì 19 novembre 2009

Amministrazione Obama: prove di disastro


"Credete che Obama possa essere un buon presidente?"
Le risposte si susseguirono tutte irritate, con egual veemenza: "Assolutamente no!"
"Beh non potra' essere peggio di Jimmy Carter..."
Se si potessero trasmettere delle risate sardoniche tramite un post in un forum internet, quello sarebbe stato il suono: "Credimi, Obama sará un presidente che ci fará rimpiangere Carter: sará un presidente persino peggiore del mangianoccioline democratico".

Questo, in soldoni, il riassunto di una serie di scambi di idee con i miei amici di www.ar15.com, una board dedicata al black rifle di cui sono membro dal 1998 e di orientamente spiccatamente repubblicano.

"Le solite esagerazioni..." pensai, anche se Obama non mi piaceva allora e piú passa il tempo, diversamente dai media europei, ancora innamorati del presidente statunitense, meno mi piace.

Grande oratore e trascinatore: ecco la forza di Obama. Ma come decisionista, come visione di quello che c'e' da fare fa poco e male.

Uno dei punti che suscitava le perplessita' dei miei confratelli americani era la poca propensione per la sicurezza nazionale della neo-amministrazione Obama.

Beh... se devo giudicare da questo documento:

Thinking Anew - Security Priorities for the Next Administration

anche qui c'e' da preoccuparsi non poco.

Se aprite questo documento in PDF e fate una ricerca con la parola "hasan" ecco cosa otterrete:

Nidal Hasan
Uniformed Services University School of Medicine


tra i partecipanti di un simposio governativo per una nuova impostazione per la sicurezza.

Ebbene, Nidal Hasan altri non e' che il maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti di origine palestinese Nidal Hasan (v. foto in alto).
Cioe' quell'ufficiale che al grido di "Allah e' grande" ha impugnato due Beretta M9 e nella grande base di Fort Hood, Texas, ha ammazzato 13 suoi commilitoni, inclusa una soldatessa incinta, e ne ha feriti altri venti prima di venir fermato a sua volta da una gragnuola di piombo.

Magari la coincidenza non vuole dire nulla.

Ma non posso fare a meno di chiedermi che razza di amministrazione governi l'unica superpotenza (in declino...) quando chiama un individuo instabile e dai trascorsi quanto meno incerti (le note caratteristiche del Maggiore Hasan erano pessime, con rendimenti scarsi e profilo psicologico di poco superiore a quello di uno scolaro scansafatiche... come era arrivato a quella posizione?) a partecipare ad una discussione su come ripensare i sistemi di sicurezza che governano una nazione cosi importante?

Non posso fare a meno, quindi, di notare la cosa e di porre, cosa che faccio oramai da un pezzo, sotto la lente di ingrandimento quello che fa l'amministrazione Obama.

Girando all'estero per realta' militari alleate degli Stati Uniti, i mugugni di insoddisfazione verso il comportamento degli Americani sono tanti. I dubbi ancora di piú. Tutta roba che non comparirá mai ufficialmente su nessun giornale, ovviamente.

Fino a quando non scoppierá qualche grave crisi che, se Obama non dará risposte CONCRETE, e soprattutto GIUSTE, potrebbe far aprire i rubinetti di un vero e proprio risentimento e cambiare lo scacchiere delle alleanze.

Con ripercussioni inimmaginabili non solo per gli Stati Uniti, ma anche per noi Europei.

C'e' da pregare, quindi, che in questi 4 anni non succeda nulla su cui Obama debba realmente decidere qualcosa.

E tutto cio' non e' ne bello ne sano.

mercoledì 18 novembre 2009

TheGunners.it: stavolta e' davvero finita

Ad ottobre scrivevo quanto segue:

Esperienza con the Gunners.it finita?

A quanto pare se si scrive, come faccio io, su una rivista autorevole, come Armi e Munizioni, per qualcuno si e' ritenuti automaticamente dei "venduti" agli interessi di qualcun'altro.

Non importa quanto ci hai messo di buonafede, di impegno, di obiettivitá.

Non importa se proprio per il ruolo rivestito si ha la possibilita' di raccontare realta' armiere, anche grosse, come Beretta o Israel Weapon Industries.

Anzi: e' proprio questo contatto che fa puntare il ditino degli invidiosi, dei rancorosi, degli incompetenti.

Putroppo non e' un problema di TheGunners, che in fondo e' diretto piuttosto bene. E' proprio un problema italiano e con gli Italiani.

Non gli viene in mente, a questo qualcuno, che se uno ha visto certe realta' puó esprimere dei giudizi meglio di chi non vi e' stato e non ha potuto approcciarvisi in una certa maniera.

Prevale la dietrologia.

Ed io mi sono solennemente SCOCCIATO della dietrologia e di chi la fa.

Per cui, ora basta forum di armi italiani.

martedì 10 novembre 2009

UN Watch smentisce il rapporto Goldstone


Tutti sappiamo cosa è successo tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 in Medio Oriente: Israel ha reagito ad un attacco durato 8 anni da parte Palestinese, operato per mezzo del continuo ed indiscriminato lancio di razzi contro il territorio di Israele. Lancio che è continuato anche dopo il ritiro del 2005 da Gaza.
Che è continuato anche durante l'offensiva "Piombo Fuso", che ha portato l'IDF a cercare di rendere la pariglia ad Hamas, l'autrice di questi criminali attacchi.

E' cronaca di quei giorni, riportata da numerosi media sia italiani che stranieri, che Hamas usasse civili e luoghi assolutamente neutrali (scuole, ospedali, posizioni delle Nazioni Unite):

delle 1400 morti palestinesi un terzo sono stati civili innocenti, coinvolti da Hamas.

Il rapporto Goldstone, il giudice ebreo sudafricano che ha compilato per conto delle Nazioni Unite un resoconto su quanto successo e che dovrebbe attribuire responsabilità di eventuali violazioni della legge internazionale di guerra, accusa Israele in maniera decisa di crimini di guerra, ed in maniera molto più sfumata anche Hamas.

Nulla di nuovo: sono 60 anni che per le Nazioni Unite i Palestinesi non vengono mai accusati decisamente di nulla.

Da Israele e dal mondo ebraico in generale si sono levate voci indignate di manifesta parzialità contro il giudice Goldstone, mentre i media europei e quelli arabi, con differenti sfumature di enfasi, ribattevano che quelli a Goldstone erano solo attacchi personali perchè aveva osato dire che Israele era colpevole di crimini di guerra.

Da parte mia, so perfettamente che "in war shit happens", ma il mio concreto pensiero è che Goldstone sia stato scelto perchè come ebreo sarebbe stato più credibile per dare vita all'ennesima farsa antisraeliana, e che lui per ragioni che non riesco a concepire, se non quella di una effimera notorietà, si sia prestato.

A dare concreta voce al mio pensiero ci ha pensato un colonnello dell'esercito britannico. Non un politico, non un pacifista, non un intellettuale. Ma uno di quegli uomini in uniforme che sanno perfettamente come si combatte una guerra ed i problemi, di tutti i generi (tattici, logistici, legali, morali...) che essa pone.

Di seguito il testo della dichiarazione del Colonnello Kemp, dell'Esercito di Sua Maestà Britannica, rilasciata durante la sessione della Commissione dei Diritti Umani dell'ONU del 16 Ottobre 2009:

Grazie Signor Presidente.

Sono stato il comandante delle forze inglesi in Afghanistan. Ho prestato servizio con la NATO e le Nazioni Unite; ho assunto il comando di truppe nell’Irlanda del Nord, la Bosnia e la Macedonia; e ho partecipato alla Guerra del Golfo. Ho speso un tempo considerevole in Iraq fin dall’invasione del 2003, e ho lavorato sul tema del terrorismo internazionale con il Joint Intelligence Committee del governo britannico.

Signor Presidente, basandomi sulle mie conoscenze e la mia esperienza, posso affermare questo: durante l’operazione Cast Lead (Piombo Fuso), le forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno fatto il possibile per salvaguardare i diritti dei civili nelle zone di combattimento, più di qualsiasi altro esercito nella storia.

Israele ha fatto tutto questo nonostante si confrontasse con un nemico che deliberatamente ha piazzato la sua capacità militare dietro la popolazione civile utilizzandola come scudo umano.

Hamas, come Hizballah, sono degli esperti nel pilotare l’agenda dei media. Ambedue avranno sempre delle persone pronte a concedere interviste nelle quali si condannano le forze Israeliane per crimini di guerra. Queste organizzazioni sono esperte nelle messa in scena e nel distorcere gli avvenimenti.

La IDF ha dovuto affrontare una sfida di una portata sconosciuta a noi Britannici. E molti mass media e associazioni internazionali per i diritti umani hanno automaticamente, pavlovianamente presunto che la IDF si trovasse nel torto, che stessero abusando dei diritti umani.

La verità è che la IDF ha preso delle misure straordinarie per fornire ai civili di Gaza informazioni sulle aree diventate obiettivo militare, distribuendo più di 2 milioni di volantini, ed effettuando più di 100.000 chiamate telefoniche. Molte missioni che avrebbero potuto colpire la capacità miliare di Hamas sono state annullate al fine di prevenire vittime civili. Durante il conflitto, la IDF ha permesso il transito di aiuti umanitari verso Gaza. E fornire aiuti virtualmente nelle mani del tuo nemico è, nella tattica miliare, una cosa del tutto inimmaginabile. Ma la IDF si è presa questo rischio.

Nonostante tutto, certamente delle vittime civili innocenti sono state uccise. La guerra è caos ed è piena di errori. Ci sono stati errori da parte dei Britannici, Americani ed altre forze in Afghanistan ed in Iraq, e molti di questi possono essere attribuiti all’errore umano. Ma un errore non è un crimine di guerra.

Più di ogni altra cosa le vittime civili sono state una conseguenza del modo di combattere di Hamas.

Quest’organizzazione deliberatamente ha provato a sacrificare la sua popolazione civile.

Signor Presidente, Israele non ha avuto altra scelta per difendere la sua popolazione, per fermare Hamas e i suoi lanci di missili.

E lo dico di nuovo: le forze di Difesa Israeliane hanno fatto il possibile per salvaguardare i diritti dei civili nelle zone di combattimento, più di qualsiasi altro esercito nella storia.

Grazie, Signor Presidente


Vi chiedo solo di meditare sulle parole di questo leone in un deserto popolato di pecore spaventate chiamato Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

martedì 27 ottobre 2009

23 Ottobre - 3 novembre 1942


In questi giorni, nel 1942, svolgeva la seconda ed ultima battaglia di El Alamein, e con essa cominciava la lunga ritirata che, il 5 maggio 1943, segnera' la fine dell'Afrika Korps di Rommel (ma il leggendario feldmaresciallo non sara' li, gia' richiamato da Hitler in Germania...) e del Corpo di Spedizione Italiano in Africa, con la resa di Tunisi.

E' stato molto dibattuto sulla preparazione dei nostri soldati durante la campagna nordafricana. Ed e' vero: dal punto di vista logistico e dei materiali, eravamo una spanna dietro ai nostri alleati Tedeschi, per non parlare dei nemici Anglo-Australiani.

Storici come Desmond Young e lo stesso Montgomery hanno insinuato, chi apertamente chi piú velatamente, che i nostri soldati non sapessero proprio combattere, richiamando il classico motteggio "Italiani, spaghetti e mandolino".

Dimenticando, proprio loro, come Churchill, il loro capo supremo, chiamo' nostri soldati, in particolar modo i paracadutisti della divisione "Folgore".
Infatti, in un discorso tenuto il 21 novembre 1942 alla Camera dei Comuni a Londra, dopo pochi giorni dalla fine della sanguinosa battaglia, il Primo Ministro Winston Churchill dichiaro':
"Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i Leoni della FOLGORE"

Montgomery, comunque, nelle sue memorie continuo' ad affermare che l'attacco a sud, dove erano schierate le nostre posizioni, era solo un diversivo, che il vero attacco era a nord, dove l'attendevano i carri rimasti delle divisioni tedesche. Un tentativo per sminuire il nostro sacrificio, per mascherare la durezza degli attacchi inglesi contro le nostre posizioni, per deviare l'idea, insopportabile, che degli Italiani armati in maniera leggera e senza adeguate armi anticarro avessero potuto fermare degli Inglesi armati di tutto punto.

Eppure e' quello che successe e che fatica, ancora oggi, ad emergere dalle pagine della storiografia ufficiale di guerra, anche se i riscontri sono emersi dalle sabbie egiziane da un bel pezzo.

Ci fu un uomo che poté dire la sua, smentendo il Visconte di El Alamein, come pomposamente si faceva chiamare Sir Bernard Montgomery, perché tra quelle sabbie ci passó decine di anni, in una pietosa opera di ricerca dei resti dei soldati che, tra le dune e le aride sassaie, erano rimasti per sempre: Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo.

E con la consueta sua franchezza ed una militaresca eleganza, Paolo Caccia Dominioni prende carta e penna per scrivere un esemplare rimprovero al Maresciallo britannico, raccontando una storia di sangue e di valore, scritta dai nostri soldati in terra d'Africa:

Mio Lord, quando Ella pubblicò le Sue memorie Le scrissi che avrebbe fatto meglio a tacere, perché le rodomontate possono anche piacere nel caporale che poi le deve giustificare a esclusivo rischio della propria pelle, non in un capo arrivato ai massimi onori e tuttavia compiaciuto di mescolare il forsennato orgoglio a un livore da portinaia parigina. Tutto ciò manca di stile, non è da Lord. […] Le scrivo proprio da Alamein, mio Lord, dove Ella fece...

... indubbiamente una importante esperienza nei nostri riguardi, vorrei ragionare un po’ di queste cose.

Chiedo venia se parlo di me, modesto capo di un buon battaglione; ma poi ebbi il privilegio di tornare qui e vi ho trascorso complessivamente, tra il 1948 e oggi, circa dieci anni, assieme a Renato Chiodini, mio soldato di allora.

Gli inglesi addetti al ricupero delle Salme d’ogni nazione, anziché compiere l’opera iniziata nel 1943, l’avevano considerata esaurita soltanto quattro anni dopo. La riprese il governo italiano, e così molte altre migliaia di caduti italiani, tedeschi e alleati furono ritrovate a cura di noi due.

Questo lungo lavoro ci ha fatto capire bene la battaglia, molto meglio delle documentazioni segrete, perché abbiamo estratto dalla sabbia i plotoni, le compagnie e i reggimenti. Non ci è mancato il tempo di imparare la esatta verità. […]

Qualche cosa abbiamo letto, anche sopra la guerra. Il generale Freddy De Guingand, Suo capo di stato maggiore, mentì quando scrisse che l’attacco britannico ad Alamein fu risolutivo verso il mare e dimostrativo a sud. È l’affermazione ufficiale, ribadita anche nei documenti a firma di Lord Alexander e Sua.

Essa mi ha fatto, ogni volta, fremere di sdegno perché ambedue gli attacchi furono risolutivi. A nord furono travolti, la notte stessa sul 24 ottobre 1942, due battaglioni tedeschi e tre italiani, ma una resistenza furiosa, a tergo, per otto giorni impedì a Lei di avanzare nonostante la documentata proporzione di uno a sei in Suo favore.

Al centro, mio Lord, fu piccola giostra, ma quando quel settore ripiegò, la Bologna e l’Ariete Le dettero molto lavoro, come gliel’avevano dato, a nord, la Trento, la Trieste e la Littorio. A sud il Suo generale Horrocks, comandante il XIII corpo d’armata, avrebbe dunque avuto da Lei l’ordine di fare un’azione dimostrativa.

Un ordine che vorrei proprio vedere con questi occhi miei. Laggiù non c’era bisogno che Ella cercasse la sutura tra tedeschi e italiani, in modo di attaccare solo i secondi, cioè quelli che non avevano voglia di combattere.

Pensi che fortuna, mio Lord: niente tedeschi, tutti italiani, proprio come voleva Lei.

La Folgore, con altri reparti minori, tra cui il mio.

Nel Suo volume Da Alamein al fiume Sangro, Ella ebbe la impudenza di affermare che Horrocks trovò un ostacolo impensato, i campi minati: e toglie implicitamente qualsiasi merito alla difesa fatta dall’uomo; vuol ignorare che quei campi erano stati creati anni prima dagli stessi inglesi, che vi esistevano strisce di sicurezza non minate e segrete, a noi ignote, che permisero ai Suoi carri di piombarci addosso in un baleno, accompagnati da fanterie poderose.

Eppure l’enorme valanga, per quattro giorni e quattro notti, fu ributtata alla baionetta, con le pietre, le bombe a mano e le bottiglie incendiarie fabbricate in famiglia.

La Folgore si ridusse a un terzo, ma la linea non cedette neppure dove era ridotta a un velo. Nel breve tratto di tre battaglioni attaccati, Ella lasciò in quei pochi giorni seicento morti accertati, senza contare quelli che furono ricuperati subito e i feriti gravi che spirarono poi in retrovia.

E questa è strage da attacco dimostrativo? Come può osare affermarlo?

Fu poi Lei a dichiararlo tale, dopo che Le era finalmente apparsa una verità solare: mai sarebbe riuscito a sloggiarci dalle nostre posizioni (che abbandonammo poi senza combattere, d’ordine di Rommel, ma questa è faccenda che non riguarda Lei), e preferì spedire il Suo Horrocks a nord, per completare lo sfondamento già in atto. La sua malafede, mio Lord, è flagrante.

Ella da noi le prese di santa ragione. Io che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo Suoi vincitori.

PAOLO CACCIA DOMINIONI


martedì 13 ottobre 2009

Brevissime: Obama invia altri 13.000 soldati in Afghanistan


Dal Corriere on line di oggi, che riprende il Washington Post:

Afghanistan: Obama invia altri 13.000 uomini, ma non lo annuncia
Le persone mandate nel Paese asiatico sono truppe di supporto: ingeneri, medici, polizia militare

WASHINGTON (USA) - Il presidente americano Barack Obama ha autorizzato l'invio in Afghanistan di 13.000 uomini, in gran parte forze di supporto, in aggiunta ai 21.000 il cui impiego era stato annunciato in febbraio subito dopo la sua elezione. Lo scrive il Washington post sul suo sito online, citando fonti della difesa che precisano che la decisione non è stata annunciata.

FORZE DI SUPPORTO - Il quotidiano scrive che si starebbe già procedendo al dispiegamento delle truppe in questione, in prevalenza ingegneri, personale medico, esperti di intelligence e polizia militare. Un responsabile del Pentagono ha detto al Washington Post che «Obama ha dato il via libera all'insieme del pacchetto. Solo l'invio dei 21.000 è stato annunciato». Il quotidiano ricorda comunque che nemmeno durante l'amministrazione Bush veniva annunciato l'invio delle truppe non combattenti. Con l'impiego di questi uomini sale a 34.000 il numero di militari inviati da Obama dal suo insediamento. Secondo un calcolo fatto dal quotidiano, complessivamente il numero dei militari Usa impegnati in Iraq e Afghanistan è superiore al livello massimo raggiunto durante il surge in Iraq deciso dal presidente George W. Bush. Ora in Afghanistan ci sono circa 65.000 soldati e circa 124.000 in Iraq, rispetto ai 26.000 e 160.000 del momento di massimo impegno contro l'insurrezione irachena tra il 2007 e il 2008. Il dibattito di questi giorni a Washington ruota sulla decisione che il presidente dovrà prendere sulla richiesta del generale Stanley McChrystal di inviare altri 40.000 uomini in Afghanistan.


Niente male per un neo-Nobel per la pace...

domenica 11 ottobre 2009

Brevissime: un altro motivo per non avere la Turchia nell'UE



Erdogan e signora: abolito dal padre della Turchia moderna, Ataturk, Erdogan ha restaurato l'uso del velo.


Per chi osserva attentamente la geopolitica tra Europa e Medio Oriente, non sorprende più il nuovo sciagurato corso che la Turchia sta intraprendendo con il suo leader Erdogan, una tendenza che porta questa nazione più verso l'intransigenza ed il pan-islamismo di matrice shiita ed iraniana di un Ahmadinejad che verso l'integrazione ed i diritti umani di matrice Europea ed Occidentale.

E la conferma è in un trafiletto comparso sul Corriere della Sera on line di oggi:


Veto turco, rinviata esercitazione aerea con la Nato e Israele
Nell'operazione dovevano essere simulati combattimenti aerei ed attacchi di obiettivi a terra

TEL AVIV - Una esercitazione militare che doveva svolgersi in Turchia, con la partecipazione delle aviazioni di Israele, Usa, Italia e di altri Paesi della Nato, è stata rinviata con breve preavviso. La decisione, spiega la stampa israeliana, è dovuta ad un veto del governo di Ankara alla partecipazione degli aerei israeliani.

COMBATTIMENTI SIMULATI - A Gerusalemme questo sviluppo è stato accolto «con sorpresa». Il giornale Yediot Ahronot precisa che l'operazione «Anatolian Eagle» doveva iniziare lunedì nella base militare di Konya, a sud di Ankara. Fra l'altro dovevano essere simulati combattimenti aerei ed attacchi di obiettivi a terra. Yediot Ahronot aggiunge che la pressione dell'opinione pubblica turca, che è particolarmente ostile ad Israele alla luce dell'operazione «Piombo Fuso» a Gaza, ha infine prevalso, inducendo il governo turco a porre il veto alla partecipazione israeliana. «Le relazioni fra Ankara e Gerusalemme registrano così un nuovo minimo», conclude con amarezza il giornale israeliano.


Non vedo proprio come la Turchia, venduta dai propri leader stupidamente nazionalistici ad un Ahmadinejad che si fa beffe del modello sociale europeo ed occidentale, possa integrarsi con la UE invece di tendere ad imporre il proprio modello, integralista e conservatore.

venerdì 9 ottobre 2009

Brevissime: Obama si arrende...

Evidentemente il Nobel lo danno proprio a tutti: un presidente come Barack Hussein Obama, che non ha fatto assolutamente NULLA ancora, viene insignito del Nobel per la Pace. Una cosa che ha sorpreso la stessa Casa Bianca e che ha fatto domandare agli Americani "Nobel per che cosa?"

In questo stesso giorno, Obama (forse e' per questo che glielo hanno dato il Nobel...) dichiara che concedera' il controllo di alcune aree ai Talebani, ammettendo una sconfitta piu' politica che militare e mandando pericolosi segnali di debolezza sia ai nemici che agli amici degli Stati Uniti e dell'Occidente.

Mi pare proprio il caso di mettere on line, allora, l'inconsistenza dell'inquilino della Casa Bianca: